IL CANTO DI ESMERALDA
Nuvole basse su noi,
dolore negli occhi tuoi,
non parli, sei lontana più che mai,
ma sento, che la stessa
più non sei,
e scorre il fiume e vai.
Sola e bellissima tu,
ma loro molti di più...
Strapparti le vesti e andare via,
immondi cacciatori di follia.
Lividi i tuoi fianchi,
violati già.
Avide mani,
qualcuno ancora alzerà.
Folte chiome al vento
non offri più...
Mostri al mondo
ogni ferita tu.
Umiliata e stanca
della bianca civiltà,
vergine venduta
ai mercenari di città.
Salva il suo canto,
copri il suo grembo
se tu sei un uomo,
lava via tutto il fango.
Salva il suo volto.
Salva lei!
Aggrappato al suo corpo
più che mai.
Le tue radici sono là. Verità.
Fiera e bellissima sei,
ma dove sono finiti
i tuoi dei...
Smeraldi, lì
nel cuore più non hai,
ne fonti in cui specchiarti troverai.
Lo sai. Lo sai. Lo sai.
Una parabola blu,
non so se ti rivedrò più...
Un altro giorno va giù,
terra bruciata, adesso tu.
Spietato, quel deserto avanzerà
e intanto il tuo pianto chi lo asciugherà!
Umiliata e stanca
della bianca civiltà...
Come una lama, quella strada,
ti dissanguerà.
Salva l'incanto
che sta finendo,
sotto il tuo sguardo
la violenteranno in cento.
Volani bassi, gli avvoltoi,
lupi affamati su di lei...
Disperdi il branco,
grida no!
Non si può. Non si può.
Tu griderai, no!
No!